Ciao a tutti, fedeli amici di Carrozze!

In questo articolo introduciamo un argomento che in questi ultimi anni si sta dimostrando quasi un tabù per gli italiani, un fenomeno più noto nel calcio ma che anche nel volley sta prendendo pericolosamente piede: la mancanza di vittorie nelle competizioni europee.

Anche quest’anno le nostre squadre sono riuscite ad arrivare in fondo alle competizioni ma si sono arrese all’atto finale: al di là degli sfottò da tifosi, rimane l’amarezza per il fatto che le squadre italiane non riescano ad essere campioni in Europa, non si riesce ad avere quella qualità per esser competitivi fino in fondo. C’è da dire che, nonostante le difficoltà economiche che affliggono da anni il sistema sportivo italiano, i nostri club riescono in qualche modo a trattenere qualche campione in squadra ma non a lungo termine: le rose sono spesso incomplete, le panchine sono spesso formate da elementi che non sarebbero titolari fissi neanche in serie A2 e gli investimenti non sono mirati verso lo sviluppo di settori giovanili per formare potenziali campioni di domani. Ci sembra di scrivere cose che si leggono anche sulla stampa nazionale quando si analizza il mercato ma purtroppo la realtà è questa. Se pensiamo agli anni ’80 e ’90 si ha una percezione davvero infelice del momento attuale: in quegli anni sia il calcio che la pallavolo erano sport d’èlite del nostro Paese, le squadre nazionali e di club spadroneggiavano in Europa e si vincevano coppe Uefa e Cev a ritmo continuo e anche la Coppa Campioni in entrambi gli sport erano spesso nostro appannaggio. Non dimentichiamo di quegli anni che a calcio abbiamo vinto un mondiale nel 1982 e abbiamo avuto solo sfortuna, maledetta sfortuna, nel 1990 e a pallavolo era l’epoca d’oro della “generazione di fenomeni” che vinceva, quasi senza fatica, europei, mondiali e World League (sfortuna ha voluto che ci mancasse per ben due volte l’alloro olimpico, Barcellona e Atlanta). Poi? Poi è arrivata la globalizzazione, i Paesi asiatici e dell’Europa orientale hanno liberalizzato le loro economie, sono spuntati oligarchi che a fiumi di Euro hanno fatto man bassa di campioni, prelevandoli prevalentemente dall’Italia, formando squadre ricche di fenomeni e di portafoglio. Noi siamo diventati terra di passaggio, ovvero acquistiamo talenti stranieri per vivere di quel poco di gloria e per vincere le competizioni nazionali ma appena mettiamo il naso fuori dall’Italia anche questi campioni in erba devono affrontare campioni maturi esperti ed affermati che non lasciano scampo: ed ecco che poi questi ragazzi, che comunque si sono messi in vetrina, vengono attirati dalle sirene di questi superclubs ed essendo stranieri non hanno alcun legame con noi e seguono lidi dove guadagnano di più e dove vincono di più. L’unica nostra possibilità, a nostro avviso, è investire sulla formazione: abbiamo tifosi molto appassionati in Italia che riempiono sempre palazzetti e stadi, nonostante la televisione, e dall’altra parte vogliamo avere società lungimiranti che investono e formano campioni italiani. Tanti ragazzi talentuosi sono magari bruciati sul nascere da dei pari età stranieri ritenuti fenomeni in patria, in Paesi magari dove il volley e il calcio stesso non sono così ricchi tatticamente e tecnicamente, e qui da noi ci mettono tempo ad ambientarsi: magari poi si dimostrano bravi ma chi ci dice che, concedendo le stesse possibilità ai nostri ragazzi, questi nostri atleti non diventino più bravi e più forti, dando vita ad una nuova generazione di fenomeni? Nel calcio ci si è già mossi in un certo senso (i vari Meret, Verratti, Rugani, Belotti non sono casi isolati), perchè non ci si muove anche nel volley? Abbiamo si bravi giocatori anche noi, Gianelli, Vettori, Piano, ma vorremmo vedere, soprattutto in serie A1, una situazione da imbarazzo della scelta per costruire un vero Dream Team nazionale e vedere tanti campioncini legati ai loro club italiani che abbiano piacere a portare le Coppe in Italia ai club italiani, senza essere troppo sensibili a lucrosi ma tecnicamente poveri richiami esteri.

Noi Carrozze siamo favorevoli ad una crescita del movimento italiano e speriamo di vedere una nuova “generazione di fenomeni” quanto prima.

AVANTI CARROZZE E FINO ALLA FINE AVANTI GIALLI!